Testimonianza su Pier Giacomo CastiglioniSul filo dei ricordi, Giorgina Castiglioni, figlia di Pier Giacomo, ha raccolto nel corso degli anni testimonianze uniche, che ritraggono correttamente la figura del grande Architetto, spesso spesso dimenticato.

Riportiamo qui il ricordo integrale di Isa Tutino.


 

Pier Giacomo Castiglioni
di Isa Tutino

Il secondo dei tre famosi fratelli Castiglioni, Pier Giacomo, era secondo alcuni il più geniale, oltre che il più prestante. Io non l’ho conosciuto bene quanto Achille, anche perché, pur avendo lavorato molti anni allo stesso indirizzo milanese di Piazza Castello 27 dello studio Castiglioni, io cominciavo il mio impegno alla Condé Nast con Casa Vogue proprio nel 1968, l’anno in cui Pier Giacomo purtroppo concludeva prematuramente la sua avventura terrena. Lo studio, fondato da Livio e Pier Giacomo, esisteva allora già da trent’anni; solo nel ’44 vi era entrato anche, fresco di laurea in architettura, il fratello minore Achille, con cui Pier Giacomo aveva stabilito quello stretto sodalizio creativo dal quale dovevano nascere alcuni degli oggetti più interessanti della storia del design italiano.

Ma già con Livio – e Luigi Caccia Dominioni – aveva firmato alcune creazioni destinate a restare come pietre miliari sulla via maestra di quella storia: il ben noto radioricevitore Phonola in materia plastica, presentato alla Triennale del 1940, che aveva segnato una piccola ma significativa rivoluzione in quel campo e che resta ancor oggi un bellissimo oggetto; oltre ad altri pregevoli apparecchi radio, telefoni, lampade; nel ’38 aveva firmato, sempre insieme con Livio e con il Caccia, quel servizio di posate dalla forchetta a tre rebbi (oggi in produzione Alessi) che rimane secondo me il più elegante e desiderabile fra tutti.

Se frugo nei miei ricordi di giovane moglie e sorella di architetti, prima ancora di diventare una giornalista del settore arredamento, trovo una sconfinata ammirazione per diversi oggetti di design che sapevo essere firmati da Pier Giacomo Castiglioni con il fratello Achille: il tavolo a cavalletti regolabile Bramante di Zanotta, la lampada a piede Luminator di Flos, il piccolo aspirapolvere Spalter di Rem da portare a tracolla, il simpaticissimo sedile Mezzadro di Zanotta e quello “sempre in piedi”, che rubavano rispettivamente la seduta a un trattore e a una bicicletta; poi naturalmente l’arcifamosa lampada Arco, la prima capace di definire in una casa nuovi spazi e quella poltrona Sanluca che riesce, così scavata sul dorso, a eliminare tutte le goffaggini che accomunano la maggior parte degli altri mobili imbottiti. Ma il ricordo più caro è forse quello dello Splugen Brau, il ristorante-birreria che frequentavamo spesso con gli amici: un luogo accogliente e dove era molto piacevole sostare, che avrebbe dovuto essere preservato per i posteri, per la sua bellezza, ed è stato invece colpevolmente, barbaramente distrutto, con grande dolore mio come di tutti quelli che l’avevano apprezzato e frequentato. Naturalmente ci sono molte altre bellissime lampade e oggetti e mobili geniali che ho poi ammirato e pubblicato, ma i miei prediletti rimangono quelli che ho citato e che già bastano ad esprimere lo spirito e il metodo del progetto: che unisce l’essenzialità al piacere del gioco, la memoria e l’innovazione, l’attenzione per l’oggetto quotidiano povero e l’amore per il design anonimo tradizionale insieme con quello per le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e infine il dono di uno spiazzante scatto inventivo capace di creare sempre un elemento di sorpresa e di sapiente divertimento.
Dino Gavina, uno dei massimi estimatori del talento creativo di PierGiacomo Castiglioni, mi diceva che questo grande designer non conosceva l’opera di Marcel Duchamp; ma una evidente quanto misteriosa affinità elettiva con l’artista doveva averlo portato ad applicare nel campo del design la medesima poetica del ready-made e dell’objet trouvé, in un’arte combinatoria in grado di adottare sempre la più semplice e naturale delle soluzioni.
Resta il rimpianto di non aver potuto conoscere meglio quello che per me era e resta una sorta di nume del design.


The second of the famous Castiglioni brothers, Pier Giacomo, was,according to some, one of the most brilliant, besides being the most handsome. I never knew him as well as I knew Achille, because even if I had worked for many years in Piazza Castello 27, at the Castiglioni studio, I had started working for Condé Nast of Casa Vogue in 1968, the exact same year when Pier Giacomo unfortunately prematurely concluded his earthly adventure. The studio, founded by Livio and Pier Giacomo, had already existed for thirty years; only in the year ’44 their younger brother, Achille, who was a newly graduate in architecture, entered in the business and with whom Pier Giacomo had established a very tight, creative partnership from which many of the most interesting objects of the Italian history of design would be created.
But with Livio – and with Luigi Caccia Dominioni – he had already generated some creations that would remain as milestones on the Maestro Way of that same history: the notorious radioreceiver Phonola made of plastic material and presented at the Triennale in 1940, that had marked a small but significant revolution on its field and still today continues to be a beautiful object; besides other exquisite devices such as radios, telephones, lamps; in the year ’38, always together with Livio and Caccia, he had created that set of silverware of the fork with three prongs, ( today produced by Alessi) that, in my opinion, is still one of the most elegant and desirable of all.
If I go through my memories as a young wife and a sister of architects, before becoming a journalist in the furniture sector, I find boundless admiration for various design objects that I knew to be created by Pier Giacomo Castiglione with his brother Achille: the adjustable trestle table Bramante of Zanotta,the Lumionator lamp of Flos, the small vacuum cleaner to carry on the shoulder, Spalter, of Rem, the splendid seat, Mezzadro, of Zanotta and that “always standing”, where the seat was stolen from a tractor and a bicycle; then naturally the famous arch lamp Arco,the first one able to establish new spaces in a house and that armchair Sanluca that succeeds, well dug on the back, to eliminate any awkwardness that most of the other cushioned furniture share.
But probably the most precious memory is the one of Splugen Brau, a restaurant and brewery, we often used to go to with friends: a cosy place where it was very pleasant to stay, that should have been kept for the posterity, for its beauty, but instead it has been wrongly and barbarously destroyed, much to my sorrow as of all those who had appreciated and frequented the place.
Naturally there are several other beautiful lamps and objects and brilliant pieces of furniture that I have admired and published, but the favourites are the ones I have mentioned herein and are enough to express the spirit and the method of a project: that ties the simplicity with the joy of play , memory and innovation, consideration to poor, everyday objects and love for the anonymous, traditional design together with the possibilities offered by new technologies and finally to have that gift to create always an element of surprise and sensible enjoyment.
Dino Gavina, one of the most important appraisers of PierGiacomo Castiglioni, told me that this great designer did not know the work of Marcel Duchamp; but an obvious and mysterious affinity of an artist must have led him apply the same poetry of ready-made and the objet trouvé, in the field of design, a combinatorial art is always able to find the simplest and the most natural solution.
I regret of not having had the opportunity to know better what to me was and still is a kind of God of design.

 

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