Allestimenti

Sala prodotti chimici per l’agricoltura

anno – 1954

Progettisti: Achille & Pier Giacomo Castiglioni

“Un tema autentico, valido al di sopra di ogni intento pubblicitario, ricco di sollecitazioni, di inviti all’excursus”: tale è l’opinione che ci hanno espresso, nel corso di una breve intervista, Achille & Pier Giacomo Castiglioni, gli architetti che, insieme al grafico Max Huber, hanno progettato e realizzato la vasta panoramica del padiglione Montecatini alla Fiera di Milano.
Ma appunto perché sovraccarico di significati –  ha precisato Achille Castiglioni – questo tema non era scevro di pericoli: quelli di cedere alle molte tentazioni, di accogliere troppi suggerimenti, di disperdersi nella frammentarietà. Nell’attuarne la traduzione architettonica, chiarezza e unitarietà ci sono parsi i primi obiettivi a cui mirare; oltre, s’intende, a quello di raggiungere un’intesa immediata col pubblico, evitando di costruire torri d’avorio ad uso degli iniziati, e cestinando i messaggi confezionati in scatole troppo chiuse, impacchettate in certi cellophane opachi che sono il paravento abusato di ogni pseudo-intellettualismo.

Abbiamo tenuto conto soprattutto – aggiunge dal suo canto Pier Giacomo Castiglioni – che il padiglione non è destinato a fare mostra di sé, ma si rivolge a gente, già bombardata di immagini e sottoposta ad ogni sorta di persuasioni più o meno occulte, che visita una grande fiera campionaria. Sotto questo profilo, l’allestimento ci soddisfa maggiormente di quello che apprestammo due anni fa, nel quale la struttura labirintica e il percorso obbligato potevano dare al visitatore l’impressione di essere un po’ tenuto per mano. Quest’anno la nostra soluzione ci sembra più distensiva. Le cose sono state fatte con un senso di maggior piacere, di plastica naturalezza, cercando di arrivare in modo diretto al visitatore, quasi a fargli sentire che è lui a scoprire, a re-inventare, una dopo l’altra, le cinque sale, le cinque sequenze in cui si snoda la parabola a lieto fine che narra l’alleanza tra chimica e agricoltura.”

IL RAPPORTO DIMENSIONE-TEMPO

E bisogna invero convenire che l’equazione “chimica = agricoltura più ricca” suggerisce l’allegoria, tende naturalmente all’interpretazione figurativa; essa si nega alle cortine fumogene dei sottintesi, ma invece si presta egregiamente alle cadenze coreografiche, al susseguirsi di immagini legate ad un ideale filo conduttore.

“Le cinque tappe del padiglione – puntualizza a tale proposito Achille Castiglioni – non vogliono essere cinque variazioni di uno stesso tema in concorrenza tra loro: tutte si trovano in stretta reciproca dipendenza. Sono, per dirla in linguaggio giornalistico, cinque sottotitoli di un unico titolo destinato ad un articolo di palpitante attualità; pertanto gli elementi scenografici e spettacolari insiti nel tema stesso e gli spunti estroversi del rotocalco non erano da sottovalutare. I sottotitoli delle varie sale sono:
1) terra avara
2) sempre più bocche da sfamare
3) la chimica può salvarci dalla fame
4) contrasto tra il vecchio e il nuovo nelle campagne
5) la grande industria chimica al servizio dell’agricoltura

Le sequenze sono dunque collegate tra loro da una relazione che ha un duplice aspetto: uno è quello della relazione dimensionale, l’altro è la valutazione dinamica del tempo, ossia la durata vista in funzione dell’itinerario da percorrere, l’orologio rapportato al pubblico che visita la mostra e deve ricevere, mentre ci cammina dentro, quanto si è cercato di dirgli. E, oltre al tempo-dimensione, o meglio condizionatore delle dimensioni reali e psicologiche delle sale, anche il concetto di pubblico-attore è stato determinante per la concezione architettonica.
Certe soluzioni che sulla carta appaiono poco significanti – scale, scorci o il vano neutro tra le prime due sale e la terza che assolve un compito di battuta d’arresto, perché la gente abbia tempo di assimilare ciò che ha visto e prepararsi a ciò che seguirò sono cose pensate per un pubblico che venga a dar loro vita: che si inserisca con fluida naturalezza nella scenografia, proprio come gli spettatori in uno stadio, o nei palchi di un teatro portano il loro tributo alla spettacolarità dell’insieme.”

SUONI, LUCI E COLORI

Anche i suoni, le luci e i colori si adeguano al gioco dei contrasti, che è un altro dei leit-motiv fondamentali del padiglione.
“Al rosso che esprime il dinamismo, il calore di un mondo in piena attività – sottolinea Pier Giacomo Castiglioni – si oppone iil nero fondo della terra avara; i toni chiari della seconda sala, quei fiocchi rosa e celesti moltiplicati all’infinito da un gioco di specchi, hanno ben poco di festoso e, sul ritmo di un carillon insistito, beffardo quasi, assumono qualcosa di ossessivo. Ben diverse le tinte tenui e dorate che ricreano la lieta operosità della campagna.
E la colonna sonora convalida il contrappunto cromatico-architettonico. Se l’atmosfera di angoscia iniziale è sottolineata da un fischio desolante che simboleggia raffiche di vento scatenante su una terra deserta, da suoni rauchi come emessi da civette e da gufi, alla fine sarà un motivo musicale e orecchiabile che viene a siglare la nostra impressione conclusiva improntata alla speranza e ad un ragionevole ottimismo.”

“Solo nella messa a fuoco del raffronto tra vecchio e nuovo mondo agricolo – hanno concluso i fratelli Castiglioni – si è fatto ricorso all’inserto fotografico, alle diapositive luminose, alla riproduzione di antiche stampe, insostituibili per documentare con ampiezza l’antitesi tra due epoche. Documentazione che prosegue nell’ultima sala con l’esposizione dei prodotti chimici realizzata in un flash poco ingombrante nell’economia del padiglione ma destinato a dilatarsi nella memoria del visitatore e a restarvi inciso come un simbolo.”

Committente: Montecatini.

Grafica: Bruno Munari.

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